tre tre sguardi alla volta su spazio, paesaggio, umani e non umani rivista monopagina di critica architettonica e sociale

Tre sguardi alla volta

Spazio, paesaggio, umani e non umani

numero 00 giugno 2026
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00 - NON FARE

Editoriale

Non fare

In un tempo che misura il successo dalla quantità di ciò che viene costruito, consumato o trasformato, forse è necessario tornare a considerare un'altra possibilità: non fare. Non come rinuncia o immobilismo, ma come scelta progettuale consapevole. Esistono luoghi che chiedono cura invece di nuove forme, ascolto invece di nuove funzioni, tempo invece di consumo. In questi casi il progetto non coincide con l'aggiungere, ma con il comprendere ciò che è già presente e decidere di non alterarlo. Il numero zero di «tre» nasce da questa domanda semplice e radicale: siamo ancora capaci di riconoscere quando il miglior progetto è non costruire nulla?

Scalinata in pietra immersa nella foresta urbana
1 Articolo

Quando fermarsi dovrebbe essere il progetto

di Juri Battaglini

L'annuncio del grande investimento turistico previsto sull'isola di Sazan, in Albania, ha riacceso un dibattito che riguarda non soltanto la politica, l'economia o l'ambiente, ma anche il ruolo di chi progetta. Ogni grande trasformazione territoriale porta con sé la firma di architetti, urbanisti, ingegneri, paesaggisti e consulenti. Dietro le immagini patinate dei resort di lusso e delle marine turistiche esistono sempre professionisti chiamati a tradurre una visione economica in uno spazio reale. È proprio qui che emerge una domanda spesso ignorata: fino a dove arriva la responsabilità etica del progettista?

Negli ultimi decenni la sostenibilità è diventata una parola onnipresente nei discorsi sull'architettura e sull'urbanistica. Eppure, quando un intervento interessa ecosistemi fragili, aree protette, paesaggi che hanno conservato per secoli i propri equilibri naturali, o luoghi in cui semplicemente il non umano è in equilibrio e non ha necessariamente bisogno dell'umano forse la domanda non dovrebbe essere come costruire, ma se costruire.

L'isola di Sazan rappresenta un patrimonio ambientale e paesaggistico unico nel Mediterraneo. In contesti simili il progetto non può limitarsi a mitigare gli impatti o a compensare le trasformazioni. Esistono luoghi il cui valore risiede proprio nella loro integrità. Luoghi che insegnano un principio semplice ma spesso dimenticato: non tutto ciò che è possibile realizzare dovrebbe essere realizzato.

L'architettura è una disciplina che trasforma il mondo, ma la sua maturità si misura anche nella capacità di riconoscere i limiti dell'intervento umano. Dire "no" a un progetto non significa essere contrari alle gioie del mondo contemporaneo. Significa comprendere che l'essenza dell'essere contemporanei non coincide necessariamente con la costruzione.

Forse la sfida più importante per noi professionisti di oggi non è immaginare sempre nuove opere, ma imparare a riconoscere quando la scelta migliore è lasciare un luogo così com'è. Perché adagiare il proprio corpo accanto alle piante, agli animali e al paesaggio senza fare nulla può essere, a volte, il progetto più coraggioso di tutti.

Isola di Sazan, Albania
2 Progetto

Foresta Urbana Lecce

WWF Lecce con Rigenerazione Urbana Lecce

a cura di Redazione

A Lecce, lungo via San Cesario, una vecchia cava di pietra leccese è diventata nel tempo una foresta urbana. Nei primi anni del 2000 nell'area era previsto un imponente operazione immobiliare a firma di studi di progettazione di rilevanza nazionale e internazionale. Ma le linee di intervento previste dal Programma di Rigenerazione Urbana di Lecce del 2009 contribuirono a fermare quella trasformazione, incentivare l'idea del WWF Lecce e finanziare i primi passi dell'azione riconoscendo il valore ambientale e paesaggistico dell'ex cava.

Da allora questo margine urbano ha assunto un significato diverso: non un vuoto da riempire, ma un ecosistema da ascoltare. Esempio come altri di luogo dell'indecisione amministrativa poi deciso dall'azione dei non umani e da qualche umano di buona volontà. Alberi e animali protagonisti di una rigenerazione iniziata senza architettura. La Foresta Urbana insegna alla città una lezione semplice: a volte il progetto migliore non è costruire, ma proteggere e valorizzare ciò che il tempo e quella che noi umani occidentali chiamiamo natura hanno già trasformato.

Foresta Urbana Lecce, veduta della ex cava di pietra leccese Foresta Urbana Lecce, vegetazione cresciuta nell'ex cava
3 Intervista

Intanto i non umani si organizzano sempre

Intervista a Vittorio De Vitis, Phd in educazione ambientale e volontario di WWF Lecce — a cura di Redazione

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Vittorio De Vitis, volontario di WWF Lecce
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